sabato 12 marzo 2011

Italia garibaldina: France au revoir!


Per la nazione, la bandiera, l'orgoglio di un popolo: l'Italia del rugby, 150 anni dopo l'epopea dei Mille, celebra una vittoria titanica contro la Francia, superata al Flaminio per 22-21 nel quarto turno del Sei Nazioni. E' il successo del cuore, dell'umiltà e della perseveranza. Gli arroganti transalpini, giunti nel Bel Paese con la baldanza di poter prevalere sulla selezione tricolore in assoluta scioltezza (''Vacanze romane'' titolavano i giornali d'Oltralpe alla vigilia del match), tornano a Parigi devastati nel corpo e nell'anima, sorpresi e annientati dall'immensa forza di volontà azzurra. L'Italia ha trionfato ancor prima di scendere in campo: il vero di salto di qualità, infatti, è stato compiuto nella testa. La nostra rappresentativa ha acquisito la consapevolezza di poter rivaleggiare ad armi pari con qualsiasi avversario, conscia della necessità di far emergere le proprie qualità (mischia e difesa) e di limitare oltremodo i propri limiti (touche e mediana). Insomma, una svolta epocale per la palla ovale nostrana, i cui meriti vanno attribuiti al ct sudafricano Nick Mallet, persona onesta e competente, purtroppo poco supportato dai vertici federali.
L'incontro odierno è stato deciso negli ultimi 20 minuti, che nel rugby vengono definiti ''quelli della verità''. Sul 18-6 per i nostri avversari, Andrea Masi, schierato come estremo e nominato 'uomo del match', realizzava una meta di pregevole fattura, azionata dall'ottimo Tommaso Benvenuti, talentuoso trequarti di qualità al debutto nel torneo, segnale che nello Stivale esistono dei giovani prospetti su cui investire. Nel finale, poi, l'Italia si scatenava, attaccando a testa bassa e conquistando i calci piazzati che Mirco Bergamasco realizzava con freddezza. A 5 minuti dal termine avveniva il sorpasso. La Francia tentava il tutto per tutto, decisa a non subire un'onta epocale. E qui la leggenda prendeva corpo. I gladiatori azzurri resistevano con coraggio, respingendo gli assalti dei titolati rivali. Il respiro diventava sempre più affannoso, la fatica piegava le gambe, il tempo pareva essersi fermato. Momenti di indicibile sofferenza che si trasformavano infine in un debordante grido di vittoria. L'Italia, 14 anni dopo Grenoble (era la finale di Coppa Europa che sancì in pratica l'ingresso nel Sei Nazioni), piega i 'blues' e, ora come allora, è soave la sensazione di trovarsi all'inizio di una nuova era rugbistica tricolore.

Federico Militello

venerdì 11 marzo 2011

Tania Cagnotto stellare: sontuoso oro europeo da 1 metro


Tania Cagnotto si conferma imbattibile in Europa nel trampolino da 1 metro: nella rassegna continentale di Torino, infatti, l'atleta tricolore ha conseguito la terza medaglia d'oro consecutiva, dominando la competizione dal primo all'ultimo tuffo. La 25enne di Bolzano ha realizzato un punteggio straordinario di 312.05 punti, suo record personale, che incute timore anche alle maestre cinesi. Abissali i distacchi inflitti dall'azzurra alla concorrenza: 24 e 25 lunghezze rispettivamente alla russa Nadezda Bazhina ed alla svedese Anna Lindberg. Podio sfiorato, inoltre, per la romana Maria Marconi, quarta a meno di 5 punti dal bronzo.
Cagnotto, reduce da due proficui mesi di allentamento in Australia, è parsa in forma straripante, denotando fluidità di azione, pulizia nel gesto tecnico e leggerezza nell'ingresso in acqua: una gara da marziana, inarrivabile per la concorrenza. Domani Tania andrà a caccia del bis nel trampolino da 3 metri, il cui unico trionfo europeo in questa specialità risale al 2009 , sempre a Torino (quasi un paradosso considerando che la tuffatrice italica vanta nel proprio palmares ben 3 bronzi iridati in tale disciplina, oltre che l'argento a Roma 2009 nel sincro con Francesca Dellapé).
Nella competizione maschile del trampolino da 3 metri sincronizzato, medaglia d'oro per i russi Evgeny Kuznetsov ed Ilya Zakharov (454.68), davanti ai tedeschi Patrick Hausding e Stephan Feck (441.45) ed ai francesi Matthieu Rosset e Damien Cely (425.37). Settima piazza per gli azzurri Tommaso Rinaldi e Michele Benedetti (382.71), che hanno sostituito in extremis i fratelli Marconi a causa di un infortunio muscolare patito ieri da Tommaso, il minore dei due.

Federico Militello

Karbon risorge ed è seconda a Spindleruv Mlyn; occasione persa nel biathlon


Sci alpino: infinita Denise Karbon. Nonostante sia stata martoriata da un susseguirsi di infortuni (l'ultimo della serie risale a fine novembre), la 30enne di Castelrotto ha trovato nuovamente la forza di reagire, terminando seconda nel Gigante di Spindleruv Mlyn (Repubblica Ceca) e tornando sul podio (il 16mo in carriera) a ben 16 mesi di distanza dall'ultima volta. La delusione del quarto posto iridato, dunque, può considerarsi definitivamente dimenticata. Successo meritato per la campionessa olimpica tedesca Viktoria Rebensburg, che ha dominato la competezione realizzando il miglior tempo in entrambe le manches e precedendo l'azzurra di ben 1"26. Ottima terza piazza per l'americana Lindsey Vonn, che, approfittando di un grave errore della tedesca Maria Riesch, riapre completamente il discorso Coppa del Mondo: ora la fuoriclasse a stelle e strisce deve recuperare appena 38 lunghezze alla capo-classifica. Complessivamente sufficienti le prove di Federica Brignone e Manuela Moelgg, rispettivamente quinta e nona (anche se erano seconda e terza dopo la discesa iniziale).


Biathlon: risultato lusinghiero per l'Italia ai Mondiali di Khanty-Mansiysk, con la staffetta maschile quinta nella gara vinta dalla Norvegia davanti a Russia ed Ucraina. In realtà si tratta di una grande occasione persa: il quartetto azzurro, infatti, è stato sino all'ultimo poligono in lotta per una medaglia, prima che Markus Windisch fallisse ben 4 fatali bersagli, con susseguente giro di penalità. Con un errore in meno il Bel Paese avrebbe agguantato il bronzo. Non è la prima volta che i nostri atleti gettano proprio nel finale l'opportunità di conquistare un grande risultato: sicuramente sarà un aspetto su cui lavorare molto in futuro. Ottima terza frazione per Lukas Hofer, molto bene anche René Vuillermoz in seconda, mentre si è difeso con onore Christian De Lorenzi al lancio.


Federico Militello

mercoledì 9 marzo 2011

Noemi Batki domina l'Europa e lancia la sfida alla Cina


L'Italia continua a mietere successi in ogni disciplina sportiva. Questa volta è toccato ai tuffi festeggiare la prorompente affermazione di Noemi Batki, superba nell'agguantare la prima medaglia d'oro in carriera nella piattaforma 10 metri agli Europei di Torino. La 23enne italo-ungherese, dunque, ha scalato una posizione verso l'alto dopo l'argento conseguito nella rassegna continentale di Budapest 2010. Dopo una fase di qualifica costellata da imperfezioni e terminata al nono posto, l'azzurra si è letteralmente scatenata in finale, realizzando il proprio record personale (346.45 punti) e precedendo di ben 19 lunghezze la grande favorita russa Yulia Koltunova, per la quale è stato fatale un secondo tuffo completamente errato (con voti tra il 4 ed il 4.5). La rappresentante del Bel Paese, invece, ha sfoderato una prestazione regolare, realizzando un vero capolavoro nelle ultime due tornate, dove ha fatto incetta di voti superiori all'otto. Bronzo per la tedesca Maria Kurjo.
Con questo successo, inoltre, la nativa di Budapest si è qualificata per le Olimpiadi di Londra 2012 con più di un anno di anticipo. Per il tricolore questa medaglia d'oro europea costituisce una gemma preziosissima, poiché la selezione italica ha oramai trovato una campionessa talentuosa e dal radioso avvenire, fattore che attenuta la Cagnotto-dipendenza (la cui prima gara è in programma venerdì). Batki, poi, possiede una forte personalità, tanto da aver già lanciato il proprio guanto di sfida niente meno che alle fuoriclasse cinesi: da qui alla prossima stagione, infatti, metterà a punto dei tuffi con coefficienti di difficoltà ancora maggiori, puntando a rivaleggiare ad armi pari con le maestre asiatiche ai prossimi Giochi Olimpici. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che l'attuale livello tecnico dell'italiana è già tale da garantirle un risultato tra le prime 5 ai prossimi Mondiali di Shanghai.
12ma piazza per la debuttante Giorgia Barp, la cui crescita sarà da valutare con attenzione per costruire in un futuro prossimo una coppia sincronizzata di grande prospettiva con la stessa Batki.
Nella competizione del trampolino maschile da 1 metro, infine, trionfo per il russo Evgeny Kuznetsov (427.05), che ha preceduto l'ucraino Illya Kvasha (419.65) ed il promettente francese Matthieu Rosset.

Federico Militello

martedì 8 marzo 2011

'Italia, come stai?' (seconda parte): atletica in salute, Campriani una sicurezza nel tiro a segno


Più che per i podi conquistati agli Europei indoor di Parigi, l'Italia deve gioire per le eccellenti prestazioni dal punto di vista tecnico di Simona La Mantia, Antonietta Di Martino e Fabrizio Donato: tutti e tre, nelle rispettive discipline, hanno ottenuto misure che consentirebbero loro di lottare per le medaglie in qualsiasi grande evento globale (Mondiali ed Olimpiadi). Si tratta di atleti non più giovanissimi, ma affatto logori dal punto di vista fisico: le molte stagioni ai box a causa degli infortuni, infatti, hanno preservato la muscolatura, dunque è plausibile che Di Martino e Donato possano presentarsi nelle prossime competizioni internazionali nella miglior condizione della loro carriera. Il discorso è leggermente diverso per La Mantia, più giovane (27 anni) ed ancora in grado di migliorare anche dal punto di vista dell'esecuzione, in particolare nella fase di step (il secondo salto per intenderci). La triplista sicula, inoltre, potrà giovarsi del fatto che al momento questa disciplina non presenta fuoriclasse in grado di monopolizzare le gare, al contrario di quanto accade in campo maschile, dove il francese Thamgo rischia di segnare un'era.
Se i veterani, fieri ed orgogliosi, mostrano gli artigli, non sfigurano neppure alcuni giovani di belle speranze. In particolare piace sempre più l'approccio alle gare di Marco Fassinotti nel salto in alto, grande agonista che proprio in gara riesce ad esprimere il meglio delle proprie potenzialità. Il 2.29 saltato Oltralpe è un messaggio chiaro: il record italiano (2.33) di Marcello Benvenuti, datato addirittura 12 settembre 1989, pare ormai in serio pericolo. Bene anche Marta Milani nei 400 metri piani, atleta in crescita esponenziale e traino della staffetta del miglio (che potrà rafforzarsi ulteriormente con l'innesto estivo di Libania Grenot). Da rivedere completamente, invece, il settore del mezzofondo, non competitivo in Europa ed addirittura assente al cospetto dell'Africa. Da questo punto di vista urge un cambiamento nella legislazione italiana, o almeno una deroga ad hoc per il mondo nello sport (come già accade all'estero, Russia in primis): non è possibile che tanti figli di immigrati, seppure in Italia sin dalla tenera età, non acquisiscano la cittadinanza a 18 anni se non in presenza di determinati requisiti. Si parla tanto di integrazione, ma poi la realtà dei fatti è completamente avulsa dagli intenti sbandierati. Insomma, servono nuovi innesti per far risorgere un settore che tante gioie aveva portato al nostro Paese in passato.

Agli Europei di tiro a segno di Brescia i rappresentanti del Bel Paese hanno patito oltremodo la pressione di competere in casa. Tuttavia un podio è arrivato grazie all'ormai maturo Niccolò Campriani, una vera certezza in campo internazionale. Il 23enne fiorentino da ormai tre anni agguanta medaglie in tutte le manifestazioni di spicco (non a caso è campione del mondo in carica) ed anche nella rassegna del Vecchio Continente, sebbene debilitato dall'influenza, non ha tradito le aspettative nella carabina 10 metri. Nel prossimo biennio, inoltre, il cecchino tricolore reciterà un ruolo da out-sider anche nella specialità delle 'tre posizioni'. Per quanto riguarda gli altri azzurri, si conferma altalenante il rendimento di Mauro Badaracchi, in grado nello stesso tempo sia di vincere sia di uscire tra i primi 20: ''il pistolero'' tricolore, tuttavia, rimane un talento cristallino, vicinissimo alla consacrazione definitiva. Lo stesso discorso vale anche per la carabina femminile, dove Elania Nardelli e Petra Zublasing necessitano solo di una maggiore costanza per riuscire ad esprimere al meglio il loro grande talento. L'anello debole rimane al momento la pistola 10 metri nel settore del gentil sesso, dove le tiratrici nostrane arrancano ancora a lunga distanza dalla vetta (anche se è da seguire con attenzione la crescita della giovanissima Arianna Comi).

Federico Militello

lunedì 7 marzo 2011

'Italia, come stai?' (Prima parte): il bilancio dei Mondiali di sci nordico


I Campionati del Mondo di sci nordico di Oslo si sono conclusi secondo le iniziali aspettative per quanto riguarda la spedizione italiana. Due le medaglie conquistate dagli azzurri, una in più rispetto a Vancouver 2010 (anche se il salto femminile ancora non era inserito nel programma a Cinque Cerchi). Analizziamo nel dettaglio le tre singole discipline.


SCI DI FONDO 5,5: l'argento di Arianna Follis nella sprint tl era un risultato probabile, ma non scontato. Marianna Longa ha colto tre piazzamenti fra le prime 10 in tre gare individuali, tuttavia sempre molto lontana dal podio. La sfortuna, poi, si è accanita contro Silvia Rupil e Magda Genuin, infortunate proprio nel corso della rassegna iridata. In questo momento il settore femminile vive un momento di incertezza: con il ritiro della Follis, infatti, è necessario che Longa prosegua almeno sino a Sochi 2014, di modo da fungere da chiocchia per le più giovani. I talenti in erba, comunque, non sono così numerosi: Rupil (comunque poco adatta ai format moderni a causa di doti velocistiche praticamente nulle), De Martin Topranin (da valutare la sua crescita anche a skating), Agreiter e Di Sopra, queste ultime due, però, ancora impegnate nel circuito di Coppa Europa. In campo maschile la 50 km disputata ieri ha rappresentato la cartina di tornasole dello sci di fondo nostrano: una desolazione assoluta. Di Centa e Piller Cottrer, ormai avviati verso un inesorabile declino, sono commoventi per la loro abnegazione nel cercare di salvare la barca che affonda, tuttavia nulla possono di fronte ai giovani fuoriclasse stranieri, ormai nettamente superiori. E' certamente migliorato Roland Clara, ma non ancora a tal punto da installarsi nel gotha della specialità. Rimangono dei discreti atleti ma nulla più i vari Checchi, Moriggl e Hofer. L'unica, grande speranza è costituita dal 20enne Federico Pellegrino, al momento sprinter di caratura internazionale: la promessa aostana, tuttavia, possiede le qualità necessarie per divenire un fondista completo, in alternato e nelle lunghe distanze. Una sua eventuale esplosione globale potrebbe rilanciare l'intero settore italico. Nei prossimi due anni urge investire sui giovani, facendo esordire i fondisti juniores in Coppa del Mondo: inizialmente i risultati latiteranno, ma nell'arco di un triennio si raccoglieranno i primi frutti. In fondo alle Olimpiadi di Sochi mancano proprio 3 anni.


Combinata Nordica 6,5: l'Italia rappresenta ormai una realtà di questo sport. Se lo scorso anno era emerso il singolo, in questa stagione ha brillato la squadra. Lukas Runggaldier, nonostante un infortunio al ginocchio che ne ha rallentato la preparazione nel mese di febbraio, ha raggiunto per ben 2 volte la top10, impressionando per la sua completezza in entrambe le discipline (salto e fondo). Il 23enne altoatesino potrebbe consacrarsi definitivamente nell'annata 2011/2012. Capitolo Pittin: il campione di Cercivento ha vissuto dei mesi di appannamento dopo la storica stagione olimpica del 2010, incontrando dei problemi tecnici insormontabili nel salto: si tratta di una disciplina dove la componente psicologica assume una valenza determinante, in quanto nel momento in cui si presentano delle difficoltà nell'esecuzione del balzo, nascono inesorabilmente dei dubbi nella mente dell'atleta. Ora il bronzo a Cinque Cerchi di Vancouver dovrà prendersi un meritato periodo di riposo, per poi ripartire praticamente da zero: a 21 anni rimane tra i più seri candidati a dominare la combinata nordica nel prossimo decennio. Non giudicabile il rendimento di Armin Bauer, limitato da un infortunio, mentre Giuseppe Michielli continua a palesare preoccupanti lacune nel salto. Tra due anni, con la crescita dei promettenti Mattia Runggaldier e Samuel Costa, l'Italia potrà ambire ad un podio nella staffetta iridata della Val di Fiemme.


Salto 8: con un giorno d'anticipo è proprio il caso di dire ''Viva le donne!''. Elena Runggaldier ha regalato al Bel Paese un argento storico. La 19enne di San Cristina si è confermata una saltatrice da grandi appuntamenti, avendo già conquistato in passato un titolo iridato juniores ed un'Universiade. In condizioni di 'vento da sotto' la promettente altoatesina davvero non ha nulla da invidiare a tutte le concorrenti straniere. Nel complesso l'Italia si è rivelata la nazionale più forte e completa del settore, con Evelyn Insam ottava ed altre due atlete fra le top30 (Lisa Demetz e Roberta D'Agostina): se, come pare probabile, tra due anni verrà inserita anche la prova a squadre, il nostro Paese ambirà senza mezzi termini al metallo più pregiato. Segnali incoraggianti giungono anche dal settore maschile, dove Sebastian Colloredo pare aver raggiunto la necessaria maturità per progredire ad alti livelli: il 23enne friulano è dotato di grande potenza muscolare nelle gambe, fattore che gli consente di uscire in maniera brillante dal dente. Nel momento in cui metterà a punto anche alcuni dettagli tecnici in fase di volo, allora nessun traguardo sarà precluso al giovane atelta tricolore.


Eccezionalmente domani potrete trovare una seconda parte della rubrica 'Italia, come stai?' dedicata ad atletica e tiro a segno.


Federico Militello

domenica 6 marzo 2011

L'Europa acclama Antonietta Di Martino, nuova regina dell'alto


Sale leggiadro il tricolore nel cielo parigino ed è una visione ammaliante, sublime. Antonietta Di Martino è la nuova campionessa d'Europa indoor del salto in alto. A quasi 33 anni la talentuosa atleta di Cava de' Tirreni ha conquistato il primo titolo di prestigio della sua carriera, nella cui bacheca figuravano comunque un argento iridato (Osaka 2007), un altro secondo posto agli Europei indoor di Birmingham 2007, un oro ai Giochi del Mediterraneo (Pescara 2009) ed una vittoria nella Coppa Europa dello scorso anno. La campionessa metelliana ha letteralmente dominato la finale, imponendosi con la misura di 2.01 metri, 3 centimetri in meno del primato italiano realizzato due settimane or sono. Alle spalle della nuova Regina del Vecchio Continente si è classificata la spagnola Ruth Beitia, che ha preceduto la svedese Ebba Jungmark per aver realizzato al primo tentativo il balzo a 1.96. Nel complesso, bisogna ammetterlo, si è trattato di una competizione dagli scarsi contenuti tecnici: considerando le assenze della croata Blanka Vlasic e della tedesca Ariane Friedrich, infatti, Di Martino si è ritrovata la strada spianata verso la gloria.
L'azzurra, tuttavia, attraversa una condizione di forma tale che avrebbe potuto rivaleggiare ad armi pari anche con le rivali sopracitate. ''Ho staccato davvero bene, sono felice di aver agguantato il primo oro della mia vita. Mi dò un bel 9'', le parole della campana.
Antonietta, infine, è entrata nella storia della sua cittadina a due passi dalla Costiera Amalfitana: è la prima cavese di sempre, infatti, ad aver conseguito un trionfo in una grande rassegna internazionale in uno sport individuale (nella pallanuoto, invece, si era distinto il campione olimpico Paolo Trapanese, portiere del Settebello).

Federico Militello