domenica 6 marzo 2011

Campriani, un campione affermato: è bronzo europeo


Niccolò Campriani non tradisce mai. Dopo aver vinto la rassegna continentale del 2009 ed il titolo iridato nel 2010, il 23enne fiorentino, seppur gravato dalla responsabilità di riscattare un Europeo di Brescia deludente per L’Italia, ha colto un’importante medaglia di bronzo nella carabina 10 metri, preceduto solo dall’ungherese Peter Sidi (698.7) e dal russo Alexandre Sokolov (698.4). L’azzurro, entrato in finale con il punteggio complessivo di 596 punti (appaiato in testa da altri quattro tiratori), ha totalizzato infine uno score di 697.5. Il campione tricolore ha compromesso la sua corsa all’oro nei primi cinque colpi dell’atto conclusivo, dove ha ottenuto un 9.1 ed un 9.5, mentre ha saputo raggiungere il podio nella seconda metà di gara con la consueta classe, inanellando tutti punteggi superiori al 10.3. Il nostro rappresentante ha preceduto di appena 3 decimi il francese Pierre Edmond Piasecki.
Campriani, dunque, esce da questo Europeo ulteriormente rafforzato, consapevole di aver raggiunto oramai una continuità di rendimento tale da poter conseguire delle medaglie in ogni grande manifestazione.
Risultati in linea con le aspettative, invece, per le azzurre della pistola 10 m, al momento il settore in cui il Bel Paese deve sopperire alle maggiori lacune: 19ma Arianna Comi, 39ma Michela Suppo, 55ma Giustina Chiaraberto. La corona del Vecchio Continente è stata appannaggio della francese Celine Goberville, che ha sopravanzato la bielorussa Viktoria Chaika e l’ucraina Olena Kostevych.

Federico Militello

sabato 5 marzo 2011

Europei Tiro a Segno, Badaracchi lontano dalla finale


E’ cominciato nel peggiore dei modi il Campionato Europeo di tiro a segno in programma a Brescia. Nella pistola 10 metri uomini, infatti, il campione in carica azzurro Mauro Badaracchi non è riuscito a qualificarsi per la finale a 8, concludendo la propria opaca prestazione in 22ma posizione. Il 26enne di Tivoli ha compromesso la sua gara nella sesta e ultima tornata di tiro, quando ha totalizzato uno score complessivo di 91 punti, troppo pochi per sperare di agguantare il pass per l’atto conclusivo. Il cecchino tricolore, dunque, vede nuovamente rimandata la possibilità di staccare il biglietto per le Olimpiadi di Londra 2012.
La medaglia d’oro è stata appannaggio del francese Franck Dumoulin, già in testa dopo la fase di qualifica e bravo a prevalere per appena sette decimi sul serbo Andrija Zlatic (689.8 contro 689.1). Il neo-campione transalpino si è imposto in una finale fortemente caratterizzata dal ‘vento dell‘Est‘: al terzo posto si è classificato l’ucraino Oleg Omelchuk, distante 3.4 lunghezze dalla vetta, seguito dal bielorusso Yury Dauhapolau (686.1), dai russi Leonid Ekimov e Vladimir Isakov (rispettivamente 686.0 e 684.5), dall’armeno Norayr Bakhtamyan (682.2) e dallo slovacco Juraj Tuzinsky (681.7).
Brutte notizie per l’Italia giungono anche dalla carabina femminile, dove Elania Nardelli (bronzo iridato nel 2010), Petra Zublasing e Marica Masini hanno fallito l’assalto alle prime otto posizioni.
Domani toccherà al campione del mondo Niccolò Campriani cercare di salvare l’Europeo tricolore, dove i nostri atleti hanno sinora accusato oltremodo la pressione di gareggiare in casa.

Federico Militello

La Mantia, oro triplo! Giornata opaca per gli sport invernali


Atletica: Simona La Mantia è Campionessa d'Europa indoor nel salto triplo. La 27enne siciliana, già argento la scorsa estate nella rassegna continentale all'aperto di Barcellona, ha disputato una gara di alto profilo tecnico sulla pedana di Parigi, atterrando per ben due volte a 14.60 metri e precedendo di 15 centimetri la russa Zabara. L'Italia, dunque, può contare dopo tanti infortuni su una triplista di assoluto valore, i cui margini di miglioramento sono ancora molto elevati (non è escluso che nei prossimi mesi possa anche avvicinare i 15 metri): resta da vedere come l'atleta sicula reggerà il confronto con le altre grandi specialiste extra-europee. Da segnalare anche il brillante sesto posto del 21enne Marco Fassinotti nel salto in alto, autore del proprio record personale con 2.29 metri: il primato italiano di 2.33 pare finalmente destinato a cadere dopo 22 anni, il che significherebbe aver trovato un atleta in grado di salire con costanza sul podio. Domani l'attesa gara di Antonietta Di Martino.

Biathlon: sebbene il Bel Paese abbia mostrato enormi miglioramenti in questa stagione, le medaglie iridate appaiono come un obiettivo ancora troppo distante per le reali possibilità dei nostri rappresentanti. Nella sprint maschile Lukas Hofer è giunto 16mo nella competizione vinta dal tedesco Arnd Peiffer. Il 22enne altoatesino ha commesso 3 errori al poligono, denotando comunque un ottimo rendimento sugli sci stretti: fino al quando le percentuali di tiro non si aggireranno intorno all'85-90%, però, il podio rimarrà una chimera. Discrete anche le prove di Markus Windisch e Christian De Lorenzi, rispettivamente 18mo e 21mo, entrambi con un errore. Tra le donne la Germania ha completato la sua giornata trionfale con l'oro di Magdalena Neuner. 23ma Michela Ponza, 28ma la pluri-campionessa del mondo juniores Dorothea Wierer.

Sci di fondo: la norvegese Therese Johaug ha trionfato nella 30 km tl ai Mondiali di Oslo, dominando letteralmente la gara ed infliggendo ben 44 secondi alla compagna di squadra Marit Bjoergen. Bronzo per la polacca Justyna Kowalczyk. Dignitose le azzurre: ottava Marianna Longa, nona Antonella Confortola. Non è partita Arianna Follis, che ha ufficialmente dato addio alle competizioni, salvo ripensamenti (difficili) in vista dei Mondiali di Fiemme 2013. Domani la rassegna iridata si chiuderà con la 50 km maschile: attenzione a Roland Clara.

Sci alpino: piccoli (molto piccoli per la verità) segnali di ripresa per i gigantisti azzurri. Nella prova slovena di Kranjska Gora vinta dallo svizzero Carlo Janka, appena rientrato da un intervento chirurgico al cuore, Manfred Moelgg è giunto settimo, mentre Massimiliano Blardone ha agguantato una discreta decima piazza. Da segnalare il secondo posto del 19enne francese Alexis Pinturault, immenso talento destinato a dominare le discipline tecniche per il prossimo decennio. Nella Discesa femminile di Tarvisio, inoltre, la svedese Anja Paerson ha preceduto l'americana Lindsey Vonn (che si è aggiudicata la classifica di specialità) e l'austriaca Elisabeth Goergl. Buona settima piazza per Elena Fanchini. Fuori dalle 30 tutte altre azzurre, dato che fa riflettere: la pista friulana, infatti, è priva di particolari asperità, ideale per le atlete più scorrevoli, una prerogativa di cui difettano completamente le nostre rappresentanti.

Federico Militello

venerdì 4 marzo 2011

Staffetta uomini, il futuro non è così buio


Premesso che il quinto posto odierno del quartetto tricolore rappresenta un risultato encomiabile per come è maturato (discreto Checchi, stoico Di Centa, radioso Clara, impotente Piller Cottrer contro i mostri sacri di questa disciplina), molti organi di informazione hanno parlato però di 'mancanza di ricambio generazionale, nessuna prospettiva per il futuro, generale mediocrità, corsa al risparmio, etc.''. La mia sensazione è che tutti questi soloni del settore siano prevenuti nei confronti dello sci di fondo italiano, fermandosi ad analisi crudelmente superficiali e poco approfondite. Il Bel Paese oggi ha schierato una formazione composta solo per metà da veterani, ovvero il 38enne Di Centa (senza il quale non si sarebbe lottato sino in fondo per una medaglia) ed il 36enne Piller Cottrer, i quali hanno subito delle critiche ingiuste: certo, il loro rendimento ha subito una flessione nell'ultimo biennio, tuttavia al momento rimangono superiori a tutti i nostri atleti under28, dunque perché dovrebbero appendere gli sci al chiodo? Con la loro esperienza potranno essere utili anche sul sentiero verso Sochi 2014, ricordando che Maurilio De Zolt vinse la medaglia d'oro in staffetta a Lillehammer 1994 a ben 42 anni!
Valerio Checchi (30 anni) e, soprattutto, Roland Clara (28), rappresenteranno invece due importanti capisaldi delle formazioni future. Il quartetto italico, inoltre, tornerà da medaglia quando il talentuoso Federico Pellegrino (20) avrà acquisito le prerogative giuste per ben figurare anche nelle gare di distanza: il giovane aostano, infatti, possiede tutte le doti per divenire un fondista completo e con il suo impressionante spunto veloce potrà rivelarsi decisivo per le sorti delle staffette del futuro.
Di sicuro l'Italia dovrà lavorare molto più alacremente sulla tecnica classica, ormai da troppo tempo il punto debole della selezione, che nel recente passato poteva contare su campioni del calibro di Fabio Maj e Fulvio Valbusa: è inconcepibile che il passo alternato venga accantonato a priori (i 4 atleti schierati nella 15 km tc hanno rappresentato una chiara dichiarazione di resa), dunque serve la giusta convinzione per provare a colmare il gap con le nazioni scandinave. In questo campo il 22enne Dietmar Noeckler costituisce uno degli uomini su cui investire per eludere queste difficoltà tra i binari.
Insomma, auspicando un ingresso sempre più massiccio di giovani azzurri nel panorama di Coppa del Mondo (in particolare Claudio Muller e Nevio Zeni), l'avvenire immediato della staffetta italiana non è affatto catastrofico, anzi. Già tra due anni in Val di Fiemme ci sono i presupposti per tornare a gioire.
Intanto il Mondiale di Holmenkollen non è ancora terminato: domenica nella 50 km Roland Clara ha le carte in regola per sorprendere.

Federico Militello

giovedì 3 marzo 2011

Staffetta rosa quarta, ma ora rischia di sparire


Come anticipato ieri, l'Italia è giunta quarta nella staffetta femminile dei Mondiali di Holmenkollen vinta (ovviamente) dalla Norvegia padrona di casa davanti a Svezia e Finlandia. Tutto scontato, i valori in campo sono stati pienamente rispettati. Il Bel Paese, d'altronde, non nutriva alcuna aspettativa di medaglia, essendo competitivo solo con 3/4 delle sue componenti. Antonella Confortola, infatti, ha perso ben 1'10'' nella sua seconda frazione in tecnica classica, spegnendo in pratica ogni velleità d'alta classifica. Un dubbio sorge spontaneo: tralasciando l'infortunata Magda Genuin (comunque, è bene sottolinearlo, nemmeno lei un fenomeno), perché non si è data fiducia a Virginia De Martin, forse in calo di condizione ma di ben 12 anni più giovane rispetto alla Confortola (classe 1987 contro 1975), tra l'altro ormai quasi una ex (in Coppa del Mondo non gareggiava da dicembre, avendo intrapreso la strada delle Gran Fondo)? Chiaramente il risultato sarebbe stato il medesimo, ma almeno una giovane avrebbe avuto l'occasione per fare esperienza nel quartetto tricolore.
Tanti appassionati ed addetti ai lavori, inoltre, hanno parlato di delusione e rammarico dopo due medaglie di legno in due giorni. Ebbene io dico che già dal prossimo anno è altamente probabile che questi risultati verranno addirittura rimpianti. A differenza che in tutte le altre discipline invernali, infatti, lo sci di fondo non ha prodotto alcun ricambio generazionale (Pellegrino a parte) e nell'immediato futuro la situazione potrebbe divenire insostenibile per una nazione dalle così gloriose tradizioni in questo sport. Mantenendo la riflessione sul reparto rosa, già dal 2011/2012 la staffetta azzurra dovrebbe sprofondare in classifica. I motivi sono i seguenti: si ritirerà Arianna Follis, che, giustamente, ha deciso di mettere la propria famiglia dinanzi alla passione per lo sci di fondo; si potrà di certo lavorare su De Martin e Rupil, ma, almeno nell'immediato, senza pretendere la luna; Marianna Longa, ammesso che prosegua la propria attività, non può reggere da sola una squadra intera; Magda Genuin, da sempre buona sprinter, fatica oltremodo anche sui 5 km; le pur promettenti Debora Agreiter e Francesca Di Sopra potrebbero trovare spazio nel circuito maggiore, ma solo per prendere contatto con la nuova dimensione (attualmente, infatti, sono impegnate in Coppa Europa). Per caratteristiche tecniche l'atleta su cui puntare maggiormente appare Gaia Vuerich, già più che discreta nelle sprint e da cui ci si attende un salto di qualità anche nelle prove distance. Come si comprende, tuttavia, sarà un trapasso dal vecchio al nuovo corso molto lento: se i ritiri del passato erano stati assorbiti in maniera tutto sommato soft (dopo quello della Belmondo esplose Gabriella Paruzzi e, dopo quest'ultima, Follis e Longa), questa volta sembra profilarsi invece un orizzonte fosco e malinconico.

Federico Militello

mercoledì 2 marzo 2011

Staffetta donne: Italia quarta anche domani?


In questo momento in campo femminile l'Italia rappresenta la quarta forza in campo a livello planetario. Svezia, Finlandia e, soprattutto, Norvegia, quando al completo, possiedono qualcosa in più delle azzurre. Il divario, poi, aumenta ulteriormente in tecnica classica, dove la sola Marianna Longa riesce a difendersi. La quarta piazza odierna della staffetta a coppie formata da quest'ultima e da Arianna Follis, dunque, risulta la naturale conseguenza di tutto ciò. Anche domani, nella staffetta canonica 4x5 km, il risultato più probabile, purtroppo, sarà ancora la medaglia di legno. La verità è la seguente: l'Italia ha una coperta troppo corta. Il quartetto è competitivo quando le sue migliori atlete sono in piena salute ed al massimo della forma (con Virginia De Martin in prima frazione ed a seguire Longa, Silvia Rupil e Follis); nel momento in cui una di queste fondiste accusa dei problemi, allora tutte le certezze vengono improvvisamente meno ed i ricambi scarseggiano. Domani, dunque, saranno da valutare diverse incognite: considerata la condizione non esaltante di De Martin e l'infortunio al polpaccio di Magda Genuin, verrà schierata in seconda frazione (in tecnica classica) Antonella Confortola, 35enne di Cavalese che non era stata neppure convocata per i Mondiali! Che rendimento potrà garantire la veterana tricolore? L'impressione è che possa pagare anche un minuto e mezzo (e si spera non di più) da una campionessa come la finlandese Saarinen, compromettendo quindi inevitabilmente ogni speranza di podio. Inoltre Silvia Rupil, che scatterà in terza frazione, avrà risolto pienamente i problemi al costato, oppure gareggerà al 50%? Tanti interrogativi, forse troppi. Se non succederanno eventi imponderabili, la Norvegia e la Svezia si giocheranno il titolo, con la Finlandia candidata al ruolo di out-sider. Il Bel Paese pare molto distante da questo terzetto. Serve un'impresa titanica per il bronzo.

Federico Militello

martedì 1 marzo 2011

Milano Thunder ad un passo dall'eliminazione


Inaspettata e pesantissima sconfitta per i Milano Thunder. Sulla carta la trasferta di Mosca contro i Kremlin Bears, ultimi nel gruppo europeo, doveva rivelarsi poco più che una formalità. La compagine meneghina, invece, è stata superata per 3-2 dalla selezione dell’Est Europa, risultato che non solo costituisce la terza sconfitta stagionale dopo quelle patite a Parigi ed Istanbul, ma rende anche problematica la qualificazione ai play-off. Con il successo del Paris United in Turchia per 3-2, infatti, i transalpini guidano ora il raggruppamento con 26 punti, tre in più della squadra italiana, che a questo punto vede evaporare le chances di primo posto (anche in caso di vittoria nell’ultimo scontro diretto al Pala Sharp, i francesi passerebbero il turno grazie al maggior numero di incontri vinti nel corso dell’anno). I Thunders, inoltre, al momento non occupano più neppure la posizione di migliore seconda, attualmente appannaggio degli Astana Arlans, abili nel prevalere con un secco 5-0 sul Pechino. Insomma, per sperare nella post-season occorre il verificarsi di questo incastro di combinazioni: Milano deve conquistare 6 punti negli ultimi due turni contro Istanbul e Parigi e sperare che la formazione kazaka perda almeno una delle due sfide con i Poseidons Pohang (improbabile) o con i Baku Fires (ci può stare, ma gli azeri sono già certi di aver staccato il pass per le finali cinesi e dunque potrebbero snobbare il match).
Il team tricolore si trova in questa situazione probabilmente per aver sottovalutato gli avversari moscoviti, schierando una quintetto che, Clemente Russo a parte, non offriva le necessarie garanzie.
Nei pesi gallo Vittorio Parrinello è stato sconfitto ai punti dal non irresistibile Alikhan Avtorkhanov, bravo nel non far mai trovare il ritmo giusto al pugile azzurro e nel colpire di rimessa con un preciso diretto sinistro. I Thunders, in seguito, hanno pareggiato il conto con il leggero bielorusso Vazgen Safaryants, contro il quale nulla ha potuto l’uzbeko Ziyodulla Hadiyatullaev, apparso nettamente inferiore dal punto di vista tecnico.
La disfatta in terra di Russia, tuttavia, si è consumata nei pesi medi e nei mediomassimi, dove Luca Podda (sempre più preoccupante l’involuzione di quello che veniva considerato il talento emergente della boxe italiana) ed il Montenegrino Bosko Draskovic si sono arresi prima del limite rispettivamente ai russi Sukhrab Shidaev ed Ali Musaev. Una domanda è lecita: perché nei 75 kg, al posto dello spento Podda, non è stato schierato l’ucraino Sergiy Derevyanchenko, sin qui imbattuto nella competizione?
Nei massimi, infine, Clemente Russo ha avuto facilmente ragione del semisconosciuto Sergo Pogosyan, imponendosi in scioltezza ai punti. Grazie a questo successo il campione del mondo di Chicago 2009 diventa sempre più leader della classifica individuale, con le finali di specialità ormai ad un passo: l’unica buona notizia di un fine settimana che ha segnato forse irrimediabilmente il cammino dei Milano Thunder.


Federico Militello