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domenica 11 luglio 2010

Spagna Campione del Mondo, un trionfo meritato


Il brutto anatroccolo è diventato cigno. La Spagna, per 80 anni inconcludente ed incapace si salire su di un podio iridato, ha saputo trasformarsi da eterna perdente a squadra bella e vincente. Il primo Mondiale della storia è giunto in un momento d'oro del calcio iberico, che già nel 2008 si era aggiudicato gli Europei. La 'Roja ', infatti, ha vinto con pieno merito, essendo ormai da un biennio la squadra migliore del globo, in ogni reparto. Quale selezione al mondo, infatti, può contare su una difesa formidabile come quella composta da Piqué e Puyol, su di un centrocampo forse tra i migliori della storia e su un bomber letale ed immarcabile come Villa?
La Spagna ha trionfato con la qualità, con un possesso palla asfissiante e con delle imprevedibili e letali accelerazioni. Quello della selezione giallo-rossa, poi, è il successo di un progetto lungimirante, nel quale si è investito in maniera massiccia sui giovani, in modo tale da garantire un futuro aureo e non solo qualche gioia effimera. Talenti come Pedro, Fabregas, Iniesta, Silva e Busquests possono dar vita ad una vera e propria 'era spagnola'.
Fattore da non trascurare, inoltre, è quello psicologico: gli iberici, dopo il trionfo europeo, capirono effettivamente quale era il loro immenso potenziale e compresero come qualsiasi obiettivo potesse essere alla loro portata. Da quel momento in poi, infatti, hanno inanellato una striscia impressionante di vittorie, culminata con quella attesa da una vita.
La Spagna, dunque, entra in una nuova dimensione, sino ad oggi sconosciuta: ora tra le grandi del calcio mondiale ci sono anche le Furie Rosse.

Federico Militello

giovedì 24 giugno 2010

Disonore azzurro, Lippi il colpevole


A dicembre tutti festeggiarono un sorteggio 'benevolo', che ci aveva riservato il girone più morbido. Risultato: l'Italia campione del mondo è giunta ultima in questo raggruppamento, superata persino dalla modestissima Nuova Zelanda. Un'eliminazione meritata e disonorevole, con una squadra spenta, carente di idee e soprattutto senza personalità. L'artefice principale di questa disfatta ,che rimarrà per sempre tra le batoste più cocenti della nostra storia, è certamente il ct Marcello Lippi. Le sue cocciute convinzioni, testardamente coltivate per due anni, ci hanno portato alla rovina. L'esempio lampante è dato dall'ingresso in campo di Fabio Quagliarella, il quale ha inferto una scossa al match. Il giocatore del Napoli e Gianpaolo Pazzini erano senza ombra di dubbio gli attaccanti non solo più in forma, ma anche più dinamici e concreti a disposizione dell'allenatore; tuttavia sono stati colpevolmente ignorati a vantaggio di un inconcludente Iaquinta (impiegato tra l'altro in un ruolo, la punta centrale, che non ricopre da anni) e di un improponibile Di Natale (che si conferma Re di Udine, ma pesce fuor d'acqua nelle grandi manifestazioni). Lippi ha puntato su una squadra operaia, senza qualità ed inventiva. L'unico in grado di innalzare il tasso tecnico era Andrea Pirlo, subentrato troppo tardi.
Insomma, Lippi paga una gestione in cui si è comportato da padre padrone, inserendo nel gruppo i suoi 'prediletti' (Cannavaro, Zambrotta, Pepe, Gattuso, Iaquinta, tutti autori di un campionato di Serie A a dir poco sottotono) e non dando mai alcuna opportunità di mettersi in mostra (nemmeno in amichevole) a calciatori del calibro di Cassano, Miccoli, Balotelli ed Ambrosini. Il tutto senza mai fornire una spiegazione, come se ogni sua decisione fosse a prescindere giusta ed incontestabile. Auguriamoci che il nuovo ct, Cesare Prandelli, costruisca una Nazionale onesta, convocando coloro che davvero saranno meritevoli e mettendo da parte le preferenze personali. Lippi a parte, il calcio italiano non gode certamente di buona salute. Il problema principale è senz'altro la difesa, nostro secolare punto di forza. In questi anni non sono nati campioni in grado di ripercorrere le orme dei vari Nesta, Cannavaro e Zambrotta ed i risultati si sono visti con i 3 imbarazzanti gol subiti con la Slovacchia. Stesso discorso per il centrocampo, dove Pirlo, ormai 31enne, è ancora insostituibile. In mediana disponiamo al momento solamente di ottimi interditori, mentre registi all'orizzonte non se ne vedono. Meno tetra la situazione dell'attacco, dove Balotelli, Rossi, Pazzini, Cassano e Quagliarella potranno garantire un futuro dignitoso. In Sud Africa si è chiuso un ciclo e gli eroi di Berlino entrano ufficialmente a far parte del passato. Il sogno di bissare l'impresa di Vittorio Pozzo (campione del mondo nel 1934 e nel 1938) e di agguantare il Brasile a quota 5 Mondiali è definitivamente tramontato. Si ripartirà dalle macerie di una disfatta epocale, sperando in un futuro che restituisca l'Italia alle posizioni di vertice che le competono.

Federico Militello

lunedì 21 giugno 2010

Italia, possiamo ancora vincere il Mondiale!


L'Italia di Marcello Lippi può vincere i Mondiali. Sarebbe stato facile affermarlo dopo due roboanti vittorie, io invece lo dico ora, quando critica ed organi di informazione sono scatenati nelle critiche. Non si tratta delle parole di un inguaribile sognatore, bensì del frutto di una radicata convinzione. Gli Azzurri quasi certamente soffriranno anche contro la Slovacchia e, probabilmente, potremo qualificarci proprio per il rotto della cuffia (sperando di evitare almeno la monetina). Storicamente la nostra nazionale non solo fatica nei gironi eliminatori, ma annaspa costantemente contro formazioni che giocano...All'italiana! La tattica regina per l'Italia, infatti, rimane e resterà per sempre una difesa d'acciaio affiancata da rapidi contropiedi. Non si addice alle nostre caratteristiche affrontare difese schierate con un 11 giocatori nella propria metà campo, non siamo palleggiatori e non possediamo (ma è un problema ormai decennale, Camoranesi a parte) ali in grado di saltare l'uomo e crossare al centro. Contro Hamsik e compagni, obbligati a vincere per sperare nella qualificazione, dovrebbero esserci maggiori spazi per la manovra italiana, che potrebbe quindi risentirne positivamente. Al 90% ci qualificheremo agli ottavi come secondi del girone alle spalle del Paraguay e troveremo ad attenderci l'Olanda. Volgendo lo sguardo ancora oltre, dopo gli orange, in un eventuale quarto, dovremmo sfidare niente meno che il Brasile (o magari la Spagna), vero favorito della competizione. Paura? Per niente. L'Italia è sempre l'Italia, ha vinto 4 Mondiali e proprio quando sembrava data per morta ha regalato le imprese più splendide ed impensabili. Contro squadroni come Olanda e Brasile potremo finalmente mettere in pratica il nostro gioco preferito, lasciando il pallino della manovra ai nostri avversari e tentando di punirli con delle rapide ripartenze. Il recupero di Pirlo sarà fondamentale sia per le sue doti tecniche che, soprattutto, per il suo carisma. Questa Italia, poi, ha bisogno di Gennaro Gattuso, che con la sua grinta ed il suo carattere può dare la scossa a tutti i compagni. Lippi potrebbe schierare un 4-4-2, non come quello visto contro la Nuova Zelanda bensì con centrocampo a rombo, con Montolivo vertice basso, De Rossi e Gattuso ai lati e Pirlo a ridosso delle punte. Con questo modulo sarebbe fondamentale la spinta dei terzini, dunque potrebbe trovare spazio Cristian Maggio, sino a qui colpevolmente dimenticato. Infine, in un attacco che sinora ha palesato scarsa inventiva, perché non puntare sull'estro partenopeo di Quagliarella? Con questo pallone i suoi poderosi tiri dalla distanza potrebbero rivelarsi letali per i portieri. Insomma, ritengo di poter dire che il Mondiale dell'Italia non è ancora cominciato. Dobbiamo avere fiducia in questa squadra e sostenere gli Azzurri sino alla fine. Non dimentichiamoci chi siamo.

Federico Militello

giovedì 17 giugno 2010

Messico superbo, Francia imbarazzante. I Bleus sono quasi fuori


Il Messico ha inflitto alla Francia un secco 2-0 (reti di Hernandez e Blanco), praticamente qualificandosi per gli ottavi di finale. I transalpini, infatti, dovranno sperare solo in un miracolo per agguantare un ormai utopico passaggio del turno: i centro-americani dovranno battere l'Uruguay per 1-0 o 2-1 ed i galletti realizzare una goleada (4-0) con il Sud-Africa. Considerando che sia alla selezione di Aguirre che a quella di Tabarez un pareggio sarebbe sufficiente per staccare il pass (anche se sarebbe importante il primo posto nel girone per evitare l'Argentina), si comprende come l'ipotesi di vedere la formazione di Domenech al secondo turno è pressoché impossibile.
Nessuna sorpresa, comunque: questo Messico è nettamente superiore alla Francia e, come anticipato, entra con pieno merito tra le rivelazioni del Mondiale. I Blues, invece, sono apparsi scialbi, sottotono e senza una benché minima idea di gioco.Gli spazi non venivano attaccati, le fasce laterali mai utilizzate ed uomini chiave come Anelka e Ribery vagavano per il campo come due comparse qualunque. Domenech, da parte sua, non faceva nulla per modificare una situazione palesemente disastrosa (Herny e Gourcuff in panchina per 90 minuti), rimanendo impassibile anche ai gol degli avversari. Il ct francese ha ormai da tempo perso le redini dello spogliatoio ed è giunto in Sud-Africa grazie ad un regalo arbitrale (come purtroppo ricorda bene il vecchio 'Trap'). Una debacle, dunque, pienamente meritata. Questa Francia (0 realizzati in 2 partite) è la peggiore degli ultimi 10 anni.
Il Messico, invece, ha saputo trionfare con la consueta ed apprezzabile arguzia tattica, creando numerose occasioni da rete grazie ai continui movimenti degli attaccanti ed agli inserimenti dei centrocampisti. Rocciosa la difesa con Rodriguez e Moreno insuperabili, solido il centrocampo con Marquez e Torrado, ben presidiata la fascia sinistra con l'instancabile Salcido. Se il centravanti Franco, poi, cominciasse anche a segnare, allora questo Messico diverrebbe davvero un avversario temibile per chiunque. Può esplodere la festa a Città del Messico.

Federico Militello

martedì 15 giugno 2010

Brasile presuntuoso, Corea del Nord da applausi


E' un Mondiale difficile per chiunque ed ormai non esistono più le cosiddette squadre materasso. Nel calcio moderno quasi tutte le formazioni sono dotate di ottima organizzazione di gioco, con i reparti che funzionano con sincronismi fluidi e collaudati. Ogni partita, quindi, nasconde sempre delle insidie, soprattutto se sottovalutata. Questa sera il Brasile è sceso in campo contro la Corea del Nord con un atteggiamento a dir poco supponente, convinto di poter segnare in qualsiasi momento lo ritesse opportuno. Nel primo tempo, però, i verde-oro non hanno mai tirato in porta, con gli asiatici che si rendevano addirittura più pericolosi in un paio di circostanze. Molto preparati atleticamente, i coreani praticavano un pressing asfissiante, con i brasiliani (passeggiando per il campo) irretiti e privi di idee. Nella ripresa solo un'invenzione di Maicon (coadiuvato da un errore del portiere Ri Myong Guk) portava i sud-americani in vantaggio, che poi raddoppiavano con Elano.
Gli asiatici, però, non demordevano e trovavano il gol a 3 minuti dal termine, tentando poi di agguantare il pareggio sino all'ultimo respiro. Insomma, il Brasile ha certamente tremato di fronte ad un avversario che ha onorato degnamente la sua prima apparizione a questo Mondiale.
La formazione di Dunga, priva dei vari Ronaldinho, Pato e Adriano, appare decisamente meno forte di quella che impressionò lo scorso anno alla Confederations Cup. Convince molto poco la mediana composta da Gilberto Silva e Felipe Melo (la cui prestazione ha mostrato analogie con la stagione alla Juventus), mentre Kakà appare ancora distante da una forma accettabile. Gli unici pericoli nascono sovente dall'estro di Robinho e dalle incursioni sulle fasce di Maicon e Bastos. Troppo poco per una nazionale che, per sua stessa ammissione, si ritiene la ovvia favorita per il titolo. Le prossime sfide contro Costa d'Avorio e Portogallo saranno comunque più probanti e forniranno la giusta chiave di lettura per comprendere quanto vale davvero questo Brasile.

Federico Militello

lunedì 14 giugno 2010

Italia, c'è il carattere. Ma l'attacco non punge


Una premessa d'obbligo. L'1-1 è un risultato giusto per quanto si è visto in campo. L'Italia ha sofferto molto contro un Paraguay forse non trascendentale, ma certamente ben organizzato ed aggressivo. L'immeritato svantaggio subito al termine del primo tempo poteva tagliare le gambe, tuttavia i ragazzi di Lippi hanno reagito rabbiosamente nella seconda frazione, sfiorando anche la vittoria nel finale. Il carattere e la forza d'animo, dunque, sono qualità fondamentali che non mancano alla nostra nazionale ed è molto piaciuto anche l'abbraccio tra De Rossi ed i compagni della panchina, segnale di un gruppo davvero coeso. Il vero problema, però, si è palesato nel reparto offensivo. Gli azzurri, soprattutto nei primi 30 minuti di gioco, raggiungevano con buona continuità il limite dell'aria avversario, ma non riuscivano mai a rendersi pericolosi. Il ct ha riproposto nuovamente il 4-2-3-1 sperimentato contro il Messico in amichevole: il risultato, purtroppo, è stato nuovamente fallimentare. Gilardino è apparso completamente spaesato e fuori dal gioco, faticando non poco a trovare la giusta collocazione in campo; Marchisio, impiegato come trequartista, non possiede certo le doti del rifinitore; Iaquinta, infine, è troppo prevedibile sulla fascia sinistra, non creando mai una superiorità numerica.
Con il cambio di modulo nei secondi 45 minuti ed il ritorno al 4-4-2, la situazione è decisamente migliorata, anche se Camoranesi è ancora lontano dalla forma migliore.
Tra i giovani hanno convinto Montolivo, il cui rendimento è cresciuto progressivamente nel corso del match, e soprattutto Pepe, un tornante infaticabile sulla corsia di destra, abile sia in fase di offesa che di copertura. Ha patito l'emozione del debutto, invece, Criscito, troppo timido sulla fascia sinistra. Fanno ben sperare, infine, le prestazioni dei 'vecchietti' Zambrotta e Cannavaro (anche se per quest'ultimo pesa l'errore sul gol subito). Migliore in campo, ovviamente, un superlativo Daniele De Rossi, il quale, oltre al gol, si è prodigato con grande grinta in una straordinaria partita di interdizione, formando una vera diga davanti alla difesa.
Insomma, un debutto nel complesso discreto, con margini di miglioramento molto ampi. La mia idea? A questa Italia serve come il pane Giampaolo Pazzini, un attaccante moderno, rapido, astuto e rapace in area di rigore. Nulla di grave, per fortuna, l'infortunio patito da Gigi Buffon, che potrebbe anche rientrare con la Nuova Zelanda.
Con i kiwi, però, serviranno i 3 punti.

Federico Militello

venerdì 11 giugno 2010

'Febbre Mondiale': una prima giornata all'insegna dell'X


Nello scorso mese di dicembre, una volta effettuati i sorteggi dei gironi, si poteva supporre che il Gruppo A sarebbe stato quello più incerto e combattuto. La prima giornata del Mondiale ha confermato questa ipotesi, con 2 pareggi dai contenuti molto diversi.
Nel match inaugurale tra Sud Africa e Messico, terminato 1-1, sono emerse le prerogative principali delle due selezioni: tecnici e raffinati i centro-americani, tenaci ed impetuosi gli africani. I padroni di casa sono una squadra dai palesi limiti tecnici, il cui schema prediletto è il lancio lungo dalla propria difesa. A queste lacune, però, riescono a sopperire grazie ad una buona compattezza di squadra (ottimi sincronismi tra i reparti) e, soprattutto, a delle importanti doti caratteriali. L'annoso problema principale del Messico, invece, rimane la mancanza di un goleador in grado di finalizzare l'importante mole di gioco prodotta. Soprattutto nel primo tempo Dos Santos e Vera hanno più volte creato la superiorità numerica sulle fasce, tuttavia il centroavanti Franco ha fallito 3 nitide occasioni da rete. La formazione allenata da Aguirre, infine, ha subito non poco il contraccolpo psicologico del gol subito, riuscendo a raddrizzare il match solo grazie ad una grave disattenzione dei sudafricani: la giovane età dei messicani in questi frangenti può rivelarsi un'arma a doppio taglio.
Scialbo e deludente lo 0-0 tra Francia e Uruguay. I transalpini sono carenti di un pur minimo barlume di gioco e si affidano agli estri, peraltro appannati, di Ribery e Gourcuff. Il 4-3-3 schierato da Domenech è poco gradito alla squadra, apparsa troppo prevedibile e compassata. La nota positiva per i Bleus, però, è rappresentata dal monumentale mediano Diaby, una vera diga insuperabile a metà campo. Nel complesso discreta la difesa, che ha concesso una sola occasione da gol a Forlan. L'Uruguay, da parte sua, ha dato vita ad un incontro eccessivamente difensivista, affidandosi esclusivamente a contropiedi e palle inattive. Totalmente priva di giocatori di fantasia (inspiegabili le esclusioni dalla rosa del palermitano Hernandez e del catanese Martinez, senza contare il talento Cavani in panchina), la Celeste si è rivelata una selezione ruvida, il cui atteggiamento in campo si basa su aggressività e rottura del gioco avversario. In questo modo, però, i tiri in porta languono.
Insomma, un girone imprevedibile e dall'esito incertissimo, nel quale per la qualificazione potrebbero bastare addirittura tre pareggi (sarebbe un evento storico nell'era dei 3 punti).

'Febbre Mondiale': finalmente si comincia! Sud Africa-Messico


L'abbiamo atteso tanto e finalmente è arrivato. Il Mondiale africano scatterà oggi pomeriggio alle ore 16 con Sud Africa-Messico. Andiamo a conoscere le due squadre.

Sud Africa: gode del vantaggio non indifferente del fattore campo che, come già alla Confederatios Cup, potrebbe spingere i Bafana Bafana oltre i propri limiti. Stella della squadra è senz'altro Steven Pienaar, centrocampista dai piedi buoni che milita nell'Everton. Idolo locale è il 33enne difensore Matthew Booth, tra i pochi bianchi della selezione africana. Attenzione alle sgroppate sulla fascia di Sipjine Tshabalala, peperino dei Kaizer Chiefs. In difesa sarà preziosa l'esperienza accumulata in Europa da Aaron Mokoena (Portmouth, ma con un passato nel Tottenham), mentre a centrocampo Macbeth Sibaya fungerà da diga. In avanti, lasciato a casa il goleador Benni McCarthy, il ct brasiliano Carlos Alberto Parreira si affiderà al giovane Bernard Parker, campione d'Olanda con il Twente.

Messico: è tra le nazionali più giovani del mondiale, con alcuni giocatori che vinsero 5 anni fa il titolo iridato under17. Molto promettenti le stelline Javier Hernandez (classe '88, Manchester United) e Carlos Vela ('89, Arsenal), imprevedibili e micidiali con la palla al piede. Nel reparto avanzato non mancano altri talenti come Giovanni Dos Santos (Galatasaray) e l'argentino naturalizzato Guillermo Franco (nella foto), il bomber della squadra. Senza dimenticare, infine, l'eterno Cuathemoc Blanco, 37anni, che potrebbe rivelarsi decisivo con la sua classe a partita in corso.
In una squadra spesso troppo sbilanciata, dovranno garantire equilibrio il difensore del Barcellona Rafael Marquez ed il mediano del Cruz Azul Gerardo Torrado. Questo Messico, comunque, ha le carte in regola per stupire.

Federico Militello

domenica 6 giugno 2010

Febbre Mondiale!


Cari Amici,

sono lieto di annunciarvi che, in concomitanza dell'inizio della Coppa del Mondo di calcio, sul mio blog troverete una nuova rubrica che prenderà il nome di 'Febbre Mondiale'. L'intento di questo nuovo editoriale sarà quello di approfondire gli aspetti più interessanti della competizione iridata, con analisi tecnico-tattiche, commenti ai match più significativi e, ovviamente, con un occhio di riguardo al comportamento della nostra Italia. Saranno degli articoli originali, che nulla avranno a che vedere con la mera cronaca delle partite (che potrete tranquillamente trovare sulle centinaia di siti sportivi presenti sul web).
Come sempre esporrò il mio pensiero in maniera franca e diretta, auspicando che possano nascere degli interessanti dibattiti con i gentili lettori del sito.
Non mi resta che augurare a tutti un felice Mondiale! Forza Azzurri!

Federico Militello