giovedì 24 marzo 2011

Due podi iridati, brilla il ciclismo su pista azzurro


I tanti, forse troppi Soloni dello sport hanno dato per morto il ciclismo su pista azzurro ancor prima che i nostri atleti prendessero parte alla rassegna iridata di Apeldoorn (Olanda).
Nella terra dei tulipani, tuttavia, il Bel Paese ha già colto due luccicanti medaglie nella prima giornata di gare, con Giorgia Bronzini, bronzo nella corsa a punti, ed Elia Viviani, argento nello scratch.
La campionessa del mondo in carica su strada, oltre che già iridata su pista nel 2009 e vincitrice di 3 sfere di cristallo, ha conquistato 14 punti nei 10 sprint in programma, cedendo il passo solo alla bielorussa Tatsiana Sharakova (30) ed alla ceca Jarmila Machakova (20), entrambe capaci di guadagnare un giro sul resto del gruppo e, di conseguenza, 20 fondamentali lunghezze di margine sulla concorrenza. La 27enne romagnola, dunque, si è confermata ancora una volta ai vertici di una specialità di cui da ormai 3 anni appare l'atleta più talentuosa e costante dal punto di vista dei risultati.
Nello scratch maschile, inoltre, si è imposto a sorpresa il ciclista di Hong Kong Ho Ting Kwok, scaltro nel guadagnare mezzo giro di vantaggio a 10 giri dal termine ed a terminare in solitaria la propria corsa all'oro. L'italiano Viviani, tuttavia, è stato artefice di una prestazione mirabile, precedendo a sua volta il gruppo grazie ad una poderosa accelerazione a quattro tornate dal termine: il 22enne veneto, grande promessa del ciclismo nostrano sia su pista sia su strada (uomo da grandi classiche), ha denotato una condizione di forma straripante, che fa ben sperare per l'omnium, specialità dove andrà caccia di un altro podio e di punti decisivi per la qualificazione a Londra 2012. Ed ecco la nota dolente: le Olimpiadi. La corsa a punti e lo scratch, infatti, non fanno parte del programma a Cinque Cerchi, così come sono state escluse lo scorso anno anche l'americana e l'inseguimento individuale. In pratica, l'Italia ha visto evaporare tutte le gare in cui, per tradizione e caratteristiche attuali dei propri atleti, avrebbe potuto ambire legittimamente ad una medaglia. La Federazione internazionale, al contrario, ha favorito le nazioni del Commonwealth, privilegiando discipline dove i muscoli prevalgono su talento e senso tattico (inseguimento a squadre, velocità, keirin e velocità a squadre). Per accontentare tutti, si fa per dire, è stato introdotto l'omnium, competizione massacrante in cui si devono disputare ben sei prove (corsa a punti, scratch, giro lanciato, corsa ad eliminazione, km da fermo ed inseguimento individuale).
La nazionale tricolore, dunque, non è affatto in crisi, anzi, come si è potuto vedere quest'oggi e monitorando con attenzione anche i progressi delle nuove leve, gode di un eccellente stato di salute. Certamente le decisioni dell'Uci hanno inferto dei duri colpi al nostro movimento, in palese difficoltà sia nell'inseguimento a squadre sia nelle prove dedicate agli sprinter: in questi settori è in atto un progetto a lunga scadenza, i cui frutti saranno tangibili tra 4-5 anni.
Attualmente, però, la situazione non è così nera come la si vuol dipingere: tra un anno Viviani ambirà al podio a Londra nell'omnium, mentre Bronzini, per nulla demoralizzata dal venir meno della ''sua'' gara, si cimenterà su strada, dove, grazie anche ad un percorso piatto e poco selettivo, sarà da considerarsi tra le grandi favorite.

Federico Militello

2 commenti:

  1. Il fatto di qualificare, forse, un solo atleta per i giochi, non è indice di squadra in crisi?
    Vedere i velocisti piazzarsi agli ultimi posti è segnale di eccellente stato di salute? E i francesi cosa dovrebbero dire? Mah..

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  2. L'articolo afferma proprio questo: è più che buono lo stato di salute del ciclismo italiano nel suo complesso, ma, come può leggere nel penultimo capoverso, le difficoltà nei settori veloci sono evidenti. Se le discipline olimpiche fossero le stesse del passato, allora saremmo ancora sulla cresta dell'onda. Ora serve tempo per adeguarsi alla nuova realtà

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