sabato 20 marzo 2010

Intervista esclusiva ad una promessa del ciclismo su pista: Francesco Ceci


Francesco Ceci è il nome nuovo del ciclismo su pista italiano nel settore della velocità, che ha ottenuto buoni risultati in Coppa del Mondo, soprattutto nel keirin. Dopo il ritiro di Roberto Chiappa, dunque, la nazionale azzurra sembra aver finalmente trovato il suo erede.

Con il ritiro di Chiappa al momento sei rimasto solo tu a tirare la carretta: senti il peso della responsabilità?
Ti ringrazio per questo complimento ma se devo dire la verità non sono l'unico a rappresentare le specialità veloci in Italia. Infatti, grazie alla nazionale ed al tecnico dei velocisti Vincenzo Ceci, siamo riusciti a creare un gruppo di lavoro con mio cugino Luca Ceci e Valerio Catellini.

Il keirin è la tua specialità, ma quanto sei ancora lontano dai migliori al mondo?
Purtroppo il livello è altissimo, ma il keirin è una disciplina in cui serve anche una certa dose di fortuna. Ovviamente io darò sempre il mio massimo e chissà se arriverà qualche ottimo risultato.

Nella velocità individuale, invece, fatichi: punterai a migliorare o ti concentrerai su altre specialità (come velocità a squadre)?
Non si può essere forti in tutte le specialità, anche se stiamo lavorando su tutti i fronti e presto si vedranno dei miglioramenti. Un punto fisso della nostra programmazione è la velocità a squadre perché consente la qualificazione all'Olimpiade di due atleti nelle altre discipline. Il lavoro premierà.

Quali sono i tuoi obiettivi a breve (i Mondiali che iniziano mercoledì a Copenhagen) e lungo termine (Olimpiadi)?
Tra meno di una settimana disputerò i Mondiali e gareggerò nella velocità a squadre, nel keirin e nel km da fermo. Il mio obiettivo è fare sempre il meglio. Per le Olimpiadi si vedrà: le qualificazioni iniziano il prossimo anno, quindi c'è ancora tempo per prepararsi.

Quanto è stata danneggiata l'Italia dall'eliminazione della corsa a punti e dell'americana dal programma olimpico?
Penso parecchio, perché i nostri atleti si sono sempre ben distinti in queste specialità. Purtroppo ci dovremo specializzare in altri campi, ma penso che i nostri tecnici non abbiano problemi a riguardo.

Perché nella velocità per troppi anni vi è stato un buco generazione e soltanto ora qualche giovane sta emergendo? Quali sono le prospettive per il futuro?
La velocità è una disciplina che richiede grande impegno e dedizione e, dopo aver raggiunto un certo livello, anche l'abbandono dell'attività su strada. Questo penso che sia il motivo principale, perché gli atleti spesso preferiscono correre su strada avendo maggiori certezze economiche. Come hai detto tu, però, stiamo costruendo un nuovo gruppo di lavoro già a partire dalla categoria juniores.

Il velodromo di Montichiari ha portato dei miglioramenti per l'attività su pista italiana? Uno soltanto è sufficiente o ne servirebbe qualcuno in più?
Il velodromo ha fornito un grande contributo per il nostro miglioramento, siamo riusciti ad avere le stesse strutture della altre nazioni: ora non resta che allenarsi. Da quello che so, inoltre, dovrebbero essere già in fase di progettazione altri velodromi in Italia.

E' possibile imitare il 'modello inglese' che ha dominato in questi anni?
Non è semplice conoscere i metodi di allenamento delle altre nazionali. Ogni corridore, comunque, possiede le sue caratteristiche e per questo non può esistere un modello standard adatto a tutti.

Perché in Italia si segue solo il ciclismo su strada? Cosa fare per diffondere anche quello su pista?
Per la pista c'è molto meno entusiasmo perché è poco pubblicizzata e conosciuta dagli stessi corridori, che non avendo garanzie nei contratti o interesse da squadre professionistiche, scelgono la via della strada, dove intravedono sicuramente maggiori possibilità di guadagno e notorietà. Per diffondere la pista si potrebbe organizzare qualche manifestazione in più oppure promuovere l'ingresso di qualche squadra pronta ad investire sui ciclisti. Ma non è un discorso semplice.

Descrivi in poche parole chi è Francesco Ceci.
Io sono un ragazzo di 20 anni e corro in bici da quando ne avevo 12. Di carattere sono abbastanza tranquillo e tendo sempre a fare il mio dovere. La mia passione più grande, ovviamente, è il ciclismo, ma sono molto interessato anche ai motori. Per il resto sono una persona normale, che dà la sua vita per la bici.

Federico Militello

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